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Per
interpretare al meglio ogni canzone, risulta
interessante conoscerne la
storia. Il "Concierto
de Aranjuez" fu scritto nel 1939 dal più
famoso compositore spagnolo del dopoguerra, Joaquin
Rodrigo (1901-1999), che si trovava a Parigi per motivi di lavoro. Nel
comporre il brano, Rodrigo si ispirò ad un luogo e
ad un periodo storico preciso: Aranjuez, una
magnifica città situata a sud di Madrid, era la residenza estiva preferita
dai Borboni, a cavallo del XVIII
e XIX secolo, descritta come ". ..memorie
di tempi antichi, dei magnifici giardini di Aranjuez con le loro fontane, i loro alberi, gli
uccelli". La canzone racconta proprio della decadenza della città
con l'implacabile trascorrere del tempo che, inesorabilmente, la priva dei
fasti di un tempo. Il "Concierto" divenne
subito il cavallo di battaglia di molti chitarristi ed attualmente conta centinaia d'incisioni discografiche. Ecco
il testo in italiano che sono riuscito a reperire:
ARANJUEZ,
E' SCESA ORMAI LA SERA SU
DI TE
E SU QUESTO MIO VISO LEGGERAI
QUELLE CHE IL TEMPO HA SCRITTO già
IN UN GIORNO LONTANO...
ARANJUEZ,
LA TUA VOCE LENTA
canterà
AL SOLE AL VENTO ED AL TEMPO CHE POI TUTTO PORTA VIA
QUESTA MIA STORIA CHE NON VIVO MAI
E TIENI STRETTA SUL CUORE E SUGLI OCCHI TRASPARE LO SO
IN UN DOLCE SORRISO...
ARANJUEZ,
LA TUA ANTICA GLORIA
NON C'E' più
ORA PIANGE UNA CHITARRA li CON TE
IL TUO BEL NOME NON C'E' più
E' SFIORITO IN UNA ROSA
ARANJUEZ,
LA TUA VOCE LENTA
canterà
AL SOLE AL VENTO ED AL TEMPO CHE POI TUTTO PORTA VIA
QUESTA MIA STORIA CHE NON VIVO MAI
E RESTA SCRITTA SUL CUORE SUGLI OCCHI TRASPARE LO SO
IN UN DOLCE SORRISO
ARANJUEZ
LA SERA E' qui
COI RICORDI CHE CI porterà
VUOLE DIRE A NOI
CHE NON SIAMO MAI SOLI...
ARANJUEZ, ARANJUEZ...
Le parole emanano tutto il dolore per una gloria perduta e mai
dimenticata che si trasforma in essenza immortale attraverso il ricordo
dell'anima che non ci farà sentire "mai soli".
I chitarristi mi perdoneranno ma amo eseguire questo brano iniziando con la
voce clarinetto della fisarmonica, per descrivere, attraverso una tonalità in
sol minore, tutti i rimpianti del passato che avvolgono inesorabilmente le
mura assolate e silenziose di Aranjuez. In un
crescendo di orgogliosa disperazione la voce Bassoon cerca poi di richiamare i fasti di un tempo,
ormai inesorabilmente scomparsi, sino al commovente finale, composto da tre
forti accordi minori in levare, che simboleggiano le pugnalate inferte dal
tempo alla gloria di Aranjuez.

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Su "Tango
Caffè" ho trovato le parole del famoso tango
di Matos Rodriguez
(1915), scritte da Pascual
Rodriguez ed Enrique Maroni. Il poeta Celedonio
Flores ne ha proposte altre, recitate, che ci possono aiutare
nell'interpretare, con il giusto sentimento, uno dei tanghi più
sensuali .
LA CUMPARSITA
- Versione italiana
Chiedo il permesso signori
questo tango, questo tango parla per me
e la mia voce tra i suoi suoni dirà
dirà perché canto così...
Perché quando ero piccolo
perché quando ero piccolo mi cullava un tango
la canzone materna per chiamare il mio sonno
e ascoltavo i lamenti dei bandoneones
sotto il pergolato del mio vecchio patio
perché vedevo la sfilata delle crudeltà
con i miei poveri occhi piangenti e aperti
e nella triste stanza dei miei buoni vecchi
la povertà cantò la sua canzone d'inverno
e io sono cresciuto nel tango,
modellato dal fango, dalla miseria
dalle amarezze che dà la povertà
dal pianto materno.
Dalla ribellione di chi è forte ma deve
incrociare le braccia quando viene la fame
e io sono cresciuto nel tango
perché il tango è maschio
perché il tango è forte.
Ha odore a vita
ha il sapore della morte.
Perché ho amato molto
e perché mi hanno ingannato
e ho passato la vita morsicando sogni
perché sono un albero che non ha mai dato frutti
perché sono un cane che non ha padrone
perché nutro odi che non ho mai detto
perché quando amo
perché quando amo mi dissanguo in baci
perché ho amato tanto e non mi hanno amato
per questo canto con tanta tristezza
per questo...
LA CUMPARSITA - Versione argentina
Pido permiso señores
este tango, este tango habla por mi
y mi voz entre sus sones dirà
dirà por que canto asì...
Por que cuando pibe
por que cuando pibe me acunaba en tango
la canciòn materna pa'llamar
el sueño
y escuche el verongo de los bandoneones
bajo el emparrado de mi patio viejo
por que vì el des file de las inclemencias
con mis pobvre ojos llorosos y abiertos
y en la triste pieza de mis
buenos viejos
canto la pobreza su canciòn
de invierno
y yo me hice en tangos
me fui modelando, en barro, en miseria
en las amargoras que da la pobreza
en llantos de madre, en la rebeldia
del que es fuerte y tiene que
cruzar los brazos cuando el hombre viene
y yo me hice en tangos
por que el tango es macho
por que el tango es fuerte
Tiene odor a vida
tiene gusto a muerte
por que quise mucho
y por que me engañaron
y pase la vida masticando
sueños
por soy un arbol que nunca diò
frutos
por que soy un perro que no tiene dueño
por que tengo odios que nunca los
digo
por que cuando quiero
por que cuando quiero me desangro en besos
por que quise mucho
y no me han querido
por eso canto tan triste
por eso...
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